Sagra del vino, 13 agosto a Bivongi

La festa del Vino

Sconosciuto e glorioso come gli dei che scendono in mezzo ai mortali, il Bivongi DOC offre nettari la cui origine si perde nei meandri del tempo, dove i contorni tra storia, religione e mito sono labili e sfocati.

La zona di produzione è la porzione di terra lambita dai corsi delle fiumare Stilaro e Assi uno scrigno che custodisce quasi tutte le varietà di uve tipiche dell’intera regione, una vallata che guarda i fondali che hanno serbato i rinomati bronzi di Riace, comprendente l'intero territorio amministrativo dei comuni di Bivongi, Camini, Caulonia, Monasterace, Pazzano, Placanica, Riace, Stignano, Stilo e Guardavalle.

Li, tra eremi e laure, dove il profumo dell'erica incontra quello della malva e del tarassaco, dove la terra e la roccia si intrecciano sotto i piedi, il sole depone una schiera di luce sui vigneti di Gaglioppo, Greco nero, Nocera, Calabrese, Castiglione, Greco bianco, Guardavalle, Montonico, Malvasia bianca, Ansonica. Assaggiando le diverse espressioni di questo vino si apprezzano le varie sfumature del territorio della vallata bizantina che, per quanto dissonanti, sono tutte connaturate dalla stessa radice: l’anima genuina, vigorosa e generosa di questo spicchio di Calabria che digrada dalle aspre Serre fino all'azzurro sfavillante del Mar Ionio.

Ma se si ha sete di un'esperienza veramente intrigante il suggerimento è quello di assaporare il Bivongi Rosato. Un fiore di ninfea dal cuore scarlatto. Un bouquet tipico caratterizzato da intense note fruttate dilatale narici. Al palato è la freschezza a vivacizzare le papille gustative, riportando anche in bocca i ricordi di piccoli frutti rosa di cespuglio, tannini delicati e un moderato calore alcolico.

È come la visione inaspettata di quella "spalla" dal muscolo definito e armonioso conficcata nella sabbia del fondale del Porto Forticchio che oggi conosciamo come uno dei due capolavori di bronzo. Come quelle scoperte che aprono di colpo un campo insospettato a una scienza agli albori e che si trascinava su vie già note, lasciando la bocca ansiosa di provarne un secondo bicchiere.

Sonia Cogliandro su “la Riviera” del 2 aprile 2017, foto IESStudio