Maria SS Mamma Nostra di Bivongi

La festa di Mamma Nostra

Mamma Nostra, Bivongi"Mamma Nostra e Bivongi" un accostamento che risale a tempi antichi, due parole che formano ormai un binomio inseparabile: chi dice Bivongi dice Mamma Nostra e viceversa. Ma il nome della "Mamma Nostra" non viene invocato solo a Bivongi, in Calabria, in Italia, ma anche in Europa, nelle lontane Americhe e in Australia, ovunque si trovi un Bivongese e i Bivongesi sono sparsi in tutto il mondo e molti emigrati fanno di tutto, a fine estate, per rientrare e rendere visita alla loro patrona. Sono due secoli e mezzo che, puntualmente, ogni anno, alla seconda domenica di settembre, Bivongi esplode in un clima di festa e di gioia, manifestando tutta la sua fede e la sua devozione alla Madonna. Questo paese, antico e caratteristico, con le case quasi attaccate le une alle altre, con le strade strettissime e tortuose tutte saliscendi, sembra un presepe scolpito nella pietra. Bivongi si trova in un leggero declivio alle falde del monte Consolino, sulla strada dello Stilaro, a metà strada tra il mare e la montagna. Una strada piana e agevole che attraversa dolcemente distese di uliveti e agrumeti lo collega alla costiera jonica nel punto in cui sorge Monasterace Marina. Pare che fosse edificato sulle rovine di Cociuto, scomparsa città sul capo di Stilo o secondo altri, dagli abitanti di un casale detto Vinci o Bingi, sulla riva sinistra dello Stilaro, i quali, attratti dalle migliori condizioni del luogo, ove ora sorge Bivongi, passarono sull'altra sponda. Smembrato dal conte Ruggero dalla città di Stilo, fu poi sempre feudo dell'Abbazia di S. Stefano del Bosco, detto Bovungi o Bovugni.

Mamma Nostra, BivongiMa torniamo alla festa. Nella prima decade di settembre il paese sembra come svegliarsi ad assumere un aspetto diverso e inconsueto da quello degli altri periodi dell'anno, quando regnano sovrani il silenzio e il lavoro. Le strade e i violetti, pulitissimi tanto da potersi sedere per terra, sono tutti illuminati da fantasmagoriche luci e le piazzette sono gremite da Bivongesi, pellegrini e fedeli dai paesi vicini, emigranti. Tutti si ritrovano, si abbracciano, si sorridono, si danno una sincera stretta di mano e tutti parlano della "Mamma nostra".

Al mattino il paese si sveglia al suono dei tamburinari, un concerto di tre scordati strumenti ma ricco di tanta anima, forza e sentimento. Durante il giorno e soprattutto la sera è un susseguirsi ininterrotto di orchestre, cantanti e, per gli amanti della musica classica, le rinomate bande della Puglia che estendono i loro suoni fino ai suburbi dell'abitato e portano a tutti la voce della festa. Un incontro tra l'antico e il moderno. A sera, poi, lo spettacolo imprescindibile dei fuochi d'artificio. Durante la novena la Chiesa è addobbata conformemente all'uso e all'arte. Una Chiesa antica e grande a tre navate, popolata, durante le funzioni, fino all'inverosimile tanto da non poterci entrare. Sulla destra della navata centrale c'è la Madonna col Bambino, una statua di pregiata fattura, tutta coperta di ori e preziosi. Sull'altare maggiore, tra le luci di mille candele, ecco il miracoloso quadro della vergine.

Mamma Nostra, BivongiLa storia di questo quadro risale a due secoli e mezzo fa. In quel tempo il reverendo padre Giuseppe Cretari andava in giro per quelle contrade a propagandare il culto della Vergine e si portava dietro questo quadro della Madonna, che chiamava "Mamma nostra". Giunto a Bivongi, per ben tre notti, vide in sogno la Madonna che gli raccomandava di lasciare il quadro a Bivongi affidandolo al culto dei bivongesi. Rivelò la cosa e fu subito un tripudio di gioia. Pochi giorni dopo ecco il primo prodigio. Era scoppiata una terribile carestia causata da una lunga siccità e da un'estate più del solito calda, che aveva distrutto quasi tutto il prodotto di un anno. I bivongesi esultanti portarono una processione il quadro della "Mamma nostra", invocandola con vera fede e, durante la processione, un'abbondante pioggia cadde fino ai dintorni di Bivongi mentre il paese rimase completamente asciutto. Da allora in poi i prodigi e i miracoli non si contarono più in questo paese, che di ore tristi ne ha passate parecchie, specie per quanto riguarda terremoti e alluvioni. I due secoli e mezzo sono tanti i benefici che "Mamma nostra" ha versato su Bivongi e i suoi abitanti, tanto che ognuno di loro, memore di tanti prodigi, la porta sempre e ovunque nel cuore. E quando accadde che ignoti ladri rubando il tesoro della Madonna i Bivongesi non tardarono a ricostituire donando liberamente tutto ciò che avevano di più caro. Nell'ultimo giorno di festa la processione della statua è così commovente e suggestiva che a descriverla si rischia di sciuparne l'effetto. Sono migliaia le persone che seguono la statua della Madonna con canti antichi che sfidano il tempo e tutti hanno da chiedere una grazia. Finita la festa i "ferari" smontano le tende e le bancarelle, si spengono le luminarie e ritorna la quiete, mentre la gente riprende il lavoro.

La laboriosità, infatti, è la caratteristica di questa gente. I bivongesi lottano quotidianamente contro una natura avversa e rendono fertili i greti dei torrenti e le falde scoscese delle colline. Vino, olio, miele, fichi secchi sono i prodotti rinomati di questa terra. Ma questo paese che ha dato i natali a Tommaso Martini, pittore e discepolo del Solimena, non è chiuso al soffio della modernità. Bivongi, oggi, comincia ad aprirsi al turismo. Nel suo territorio vi sono i resti del convento bizantino - normanno di S. Giovanni Theresti. Erano molto note, nell'anteguerra, le sue stazione idrotermali (acque alcalino solforose) che oggi si tenta di valorizzare. Non sono pochi i turisti che in estate vanno a Bivongi per gustare il tradizionale piatto della "pasta ccu agghiri" e qualche fetta della gustosissima soppressata, accompagnata da un buon bicchiere di vino genuino. Nelle notte d'estate non è raro sentir perdersi nell'aria qualche dolce e solitario suono di chitarra o fisarmonica che allieta il silenzio. E' la voce dei turisti che vanno a Bivongi per scoprire, tra la gente buona, cordiale e ospitale, quello che altrove, forse va scomparendo.

Mimmo La Rosa, "Calabria mondo", anno I, numero I, foto IESStudio